Attenzione all’Attenzione

Nella vita di tutti noi esiste una costante minaccia. Sempre dietro l’angolo. In agguato. Ogni giorno, ogni istante.

Non conoscerla equivale a stendere il tappeto rosso per l’improduttività e l’inefficacia personale.

E, forse, a volte, è proprio questa minaccia che, tramutandosi fulmineamente in un pericolo che si può toccare con mano, non ti ha permesso di ottenere quei risultati che avresti invece desiderato.

Ma la soluzione c’è: conoscere bene questa possibile minaccia è infatti il primo passo per iniziare a liberarsene del tutto. 

Il rischio in questione ha un nome: A – T – T – E – N – Z – I – O – N – E. 

Chi possiede qualche conoscenza di base di neuroscienze sa bene che l’attenzione umana consiste in un processo di selezione del nostro cervello. Un processo necessario, perché in caso contrario non saremmo in nessun modo in grado di rielaborare la totalità delle informazioni che riceviamo dal mondo esterno.

È quindi una concentrazione di risorse su uno specifico stimolo ambientale. 

In sostanza, si tratta di una risorsa potentissima per l’essere umano.

Il punto è che, allo stesso tempo, non è una risorsa infinita. Insomma, è come se ogni giorno avessimo a nostra disposizione solo una certa quantità di attenzione di cui poter usufruire. Come se fossimo tutti dotati di una clessidra di attenzione, che va a calare fino a terminare, o quasi.

E, ora, capiamo immediatamente perché ti è utile sapere tutto questo, grazie a una gara di spessore internazionale.

Tra italiani e inglesi, chi vince? A parer mio, gli inglesi, in maniera assoluta.

Quando noi italiani in una conversazione ci riferiamo all’attenzione, usiamo solitamente il verbo “prestare” (ad esempio: “presta attenzione a quello che ti sto per dire!”).

Quando gli inglesi (o chiunque parli inglese) parlano di attenzione, utilizzano invece il verbo “to pay”, ovvero tradotto in “pagare”. 

Le implicazioni derivate da questi due verbi sono particolarmente interessanti. Capiamole con un paio di definizioni in stile Treccani.

Prestare: “dare in prestito, dare ad altri una cosa col patto che la restituisca dopo averne fatto un certo uso”

Pagare: “versare il denaro dovuto per un acquisto, un servizio, una prestazione, un debito, un’imposizione e sim.”

Sapere che l’attenzione è qualcosa che paghi (e che quindi non ti viene restituita) è diverso da essere convinti che sia una cosa che tu possa prestare. Perché, vedi, nessuno te la torna indietro, l’attenzione. E perlopiù, di sicuro, nessuno ti pagherà nemmeno gli interessi per questo presunto prestito, anzi.

Quando cominci a valutare questa tua risorsa mentale da questa nuova prospettiva, beh, è chiaro che tu inizi a fare più attenzione… alla tua attenzione.

E se ti interessa portare le tue performance a tutto un altro livello, allora devi necessariamente prenderti cura di questa tua risorsa.

Perché, in fin dei conti, per sapere se sei sulla strada giusta, ogni volta che vuoi, puoi domandarti:

“in questo momento, sto investendo in modo utile la mia preziosissima attenzione?”

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