TUTTOLOGO o PERDIBALLE?

La categoria di essere sul quale indagheremo oggi lo puoi trovare in diversi habitat.

Non vi sono caratteristiche morfologiche che ti permettono di riconoscerlo a prima vista, fino a che non emette il suo verso caratteristico passerà tranquillamente inosservato anche all’occhio più esperto.

Studiamo più da vicino l’ Homus Perdaballes Pocus Pocus Sapiens:Ci avviciniamo furtivamente ad un bar di provincia una volta dentro, evitiamo il contatto visivo con la fauna locale per non essere notati.

Ma sono scaltri e incuriositi come scoiattoli al parco, ogni nostro passo fa alza nuove teste.

Ci avviciniamo al tavolo nell’angolo, dopo poco ordiniamo una spuma e dei campari. Questo  sembra essere la mossa vincente, riuscendo quindi a mantenere la copertura.

In effetti la strategia funziona e dopo qualche attimo anche gli occhi più interessati ritornano a guardare la Gazzetta dello sport, il mazzo di carte ingiallite o il bicchiere di bianco mezzo vuoto che hanno davanti.

Da questa posizione possiamo ascoltare i discorsi e studiare i comportamenti del Homus Perdaballes Pocus Pocus Sapiens appena ne individueremo uno.

Ancora prima che le nostre bevande vengano servite eccone uno: è seduto a poco meno di 3 metri da noi, indossa una giacca non della sua taglia, e sta sorseggiando un bianchino del tardo 2018 dal sapore acidulo, un paio di briciole sono ancora incastrate nella sua barba disordinata e con voce squillante emette uno dei versi tipici della categoria:

“AAaaAAaadessso te lo spiego io, che tè cosa ne vuoi sapere, sono quelli là che stanno sopra, quelli che comandano che controllano tutto il sistema. Ascoltami a mè che se sapresti quello che sò io non rideresti mica più. L’economia e la crisi sono un complotto di quelli potenti del mondo per rovinare i commercianti e…”

Interrompiamo qui la trascrizone per evitare convulsioni, svenimenti o ulteriori nausee al lettore.

Come anticipato questo è solo una delle tante Case History, la percentuale di Homus Perdaballes Pocus Pocus Sapiens attorno a noi è spaventosamente alta e in continua crescita in diversi contesti e per svariate argomentazioni.

Nel 1999 Gli psicologi David Dunning e Justin Kruger, della Cornell University hanno tratto la conclusione che: «l’errore di valutazione dell’incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri»

Frutto delle loro analisi è quindi l’effetto Dunning-Kruger, ossia una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in quel campo. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti.

Mentre Socrate nel 400 a.C. continuava a ripetere: “L’unica cosa che so è di non sapere” spingendo se stesso e chi lo circondava a studiare, informarsi e ricercare la conoscenza. Noi oggi di contro ci riempiamo la bocca di grandi verità che in realtà non conosciamo.

Mettiti ora una mano sulla coscienza e ripensa a quelle volte in cui anche tu hai avuto un atteggiamento simile. Dai sii onesto/a con te stesso/a tanto rimarrà qui tra di noi.

Anche a me è capitato più volte di avere questo comportamento, ma hey sai che c’è… non è importante non sbagliare mai la cosa ma la cosa importante è essere consapevoli di ciò che è accaduto per decidere se ripetere il medesimo comportamento o decidere di attuarne uno nuovo e magari più allineato con la nostra persona.

A te la scelta.

 

Altre citazioni di personaggi importanti inerenti all’argomento:

Charles Darwin: «L’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza»

Bertrand Russell: «Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni»

William Shakespeare: «Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio»

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